Non posso non riportare l'evento di quello che fu uno dei fenomeni naturali più catastrofici che colpirono il nostro paese:Il terremoto di Avezzano fu un drammatico evento sismico avvenuto il 13 gennaio 1915, che colpì l'intera area della Marsica, situata nell'interno Abruzzese. Fu uno dei più catastrofici terremoti avvenuti sul territorio italiano: causò più di 29.000 vittime su un totale di 120.000 persone residenti nelle aree disastrate.
Avvenne alle ore 07:48 raggiungendo l'undicesimo grado della scala Mercalli e nei successivi mesi ci furono circa 1000 repliche. La scossa fu avvertita in tutta l'Italia centrale con effetti pari o superiori al VII grado Mercalli.
Avezzano venne completamente rasa al suolo, le vittime furono tantissime, più di 10.700 su un totale di 11.000 abitanti, e i pochissimi sopravvissuti (in gran parte feriti) rimasero senza tetto poiché tutti gli edifici crollarono su se stessi tranne uno, al quale è stata applicata targa commemorativa di quella terribile vicenda. Il terremoto isolò completamente la zona e la notizia del disastro fu segnalata solamente nel tardo pomeriggio; i soccorsi, partiti la sera tarda del 13 arrivarono solamente il giorno dopo a causa dell'impraticabilità delle strade causata da frane e macerie.
Più di 9000 uomini, fra militari, enti e civili vennero impegnati per i soccorsi, il trasporti dei feriti agli ospedali e la distribuzione dei viveri. A coloro che si distinsero maggiormente fra i soccorritori, venne concessa una medaglia di benemerenza.
L'evento sismico mise in evidenza la non preparazione dello Stato. Sipari, deputato del collegio di Pescina, portò la protesta di quelle vittime che probabilmente si sarebbero potute salvare.
Il terremoto del 1915 interessò un settore della catena appenninica fino ad allora caratterizzato da una sismicità poco significativa. Il giudizio era basato sul fatto che prima del 1915 non vi erano stati terremoti così disastrosi; come spesso accade, parte della popolazione che ovviamente non era competente di geologia, diede la colpa a qualche evento umano esterno e recente, che in questo caso fu il prosciugamento del lago Fucino, ma ovviamente, come per tutti gli altri terremoti della zona, precedenti e successivi, la causa fu lo slittamento di un'importante faglia, slittamento che avviene quando si è accumulata sufficiente energia. Avezzano era una cittadina di circa tredicimila abitanti; il prosciugamento del lago Fucino faceva sentire i primi influssi sull'economia dell'area, non solo nell'agricoltura ma anche nel settore terziario. La scossa in pochi istanti distrusse il vecchio centro e provocò la morte di circa 10.000 persone; i danni agli edifici furono così gravi da consentire il recupero solo di poche abitazioni. Avezzano perse i suoi monumenti importanti: il Castello Orsini e la cattedrale di S. Bartolomeo e nei ultimi anni che seguirono subì, come tutta la regione, un forte calo demografico. Una delle cause fu la guerra che impegnò le risorse nazionali per lungo tempo determinando la scarsità di materiali e di manodopera. Dopo una breve ripresa negli anni ’20, la ricostruzione si fermò di nuovo a causa di una crisi economica. Nelle località colpite dal terremoto si possono vedere ancora oggi “casette asismiche”. Alcune di esse sono state trasformate in stalle o rifugi e insieme ai ruderi ancora visibili del terremoto, rappresentano la memoria storica e tangibile dell'evento.
Avvenne alle ore 07:48 raggiungendo l'undicesimo grado della scala Mercalli e nei successivi mesi ci furono circa 1000 repliche. La scossa fu avvertita in tutta l'Italia centrale con effetti pari o superiori al VII grado Mercalli.
Avezzano venne completamente rasa al suolo, le vittime furono tantissime, più di 10.700 su un totale di 11.000 abitanti, e i pochissimi sopravvissuti (in gran parte feriti) rimasero senza tetto poiché tutti gli edifici crollarono su se stessi tranne uno, al quale è stata applicata targa commemorativa di quella terribile vicenda. Il terremoto isolò completamente la zona e la notizia del disastro fu segnalata solamente nel tardo pomeriggio; i soccorsi, partiti la sera tarda del 13 arrivarono solamente il giorno dopo a causa dell'impraticabilità delle strade causata da frane e macerie.
Più di 9000 uomini, fra militari, enti e civili vennero impegnati per i soccorsi, il trasporti dei feriti agli ospedali e la distribuzione dei viveri. A coloro che si distinsero maggiormente fra i soccorritori, venne concessa una medaglia di benemerenza.
L'evento sismico mise in evidenza la non preparazione dello Stato. Sipari, deputato del collegio di Pescina, portò la protesta di quelle vittime che probabilmente si sarebbero potute salvare.
Il terremoto del 1915 interessò un settore della catena appenninica fino ad allora caratterizzato da una sismicità poco significativa. Il giudizio era basato sul fatto che prima del 1915 non vi erano stati terremoti così disastrosi; come spesso accade, parte della popolazione che ovviamente non era competente di geologia, diede la colpa a qualche evento umano esterno e recente, che in questo caso fu il prosciugamento del lago Fucino, ma ovviamente, come per tutti gli altri terremoti della zona, precedenti e successivi, la causa fu lo slittamento di un'importante faglia, slittamento che avviene quando si è accumulata sufficiente energia. Avezzano era una cittadina di circa tredicimila abitanti; il prosciugamento del lago Fucino faceva sentire i primi influssi sull'economia dell'area, non solo nell'agricoltura ma anche nel settore terziario. La scossa in pochi istanti distrusse il vecchio centro e provocò la morte di circa 10.000 persone; i danni agli edifici furono così gravi da consentire il recupero solo di poche abitazioni. Avezzano perse i suoi monumenti importanti: il Castello Orsini e la cattedrale di S. Bartolomeo e nei ultimi anni che seguirono subì, come tutta la regione, un forte calo demografico. Una delle cause fu la guerra che impegnò le risorse nazionali per lungo tempo determinando la scarsità di materiali e di manodopera. Dopo una breve ripresa negli anni ’20, la ricostruzione si fermò di nuovo a causa di una crisi economica. Nelle località colpite dal terremoto si possono vedere ancora oggi “casette asismiche”. Alcune di esse sono state trasformate in stalle o rifugi e insieme ai ruderi ancora visibili del terremoto, rappresentano la memoria storica e tangibile dell'evento.
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